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programma Unione Popolare per la regione Lombardia

UNIONE POPOLARE C’E’

UNIONE POPOLARE è un progetto politico pacifista, femminista, antiliberista ambientalista fuori dal consociativismo di centro destra e centro sinistra che hanno condiviso da collocazioni diverse le scelte più importanti in sanità, welfare infrastrutture e mobilità e un modello di sviluppo predatorio, produttore di disuguaglianza sociale. Perfino una possibile intercambiabilità della Moratti come candidata Presidente trovava un naturale consenso tra i due poli.

Questo conferma tutto ciò che noi denunciamo da tempo: il consociativismo e la convergenza fra centro destra e centro sinistra., complici nella attuazione delle politiche neoliberiste di consumo del suolo, di esternalizzazione del lavoro nel comparto pubblico, di privatizzazione della sanità e di marginalizzazione della medicina territoriale e di azzeramento della prevenzione, di subalternità alla logica del profitto, di riduzione dello stato sociale.

La Lombardia è diventata la regione più inquinata del paese, è il luogo più appetibile per i guadagni delle multinazionali, per il riciclaggio delle mafie, per l’esaltazione del consumo dello spreco e per la colpevolizzazione di chi ne è escluso, la regione con la gestione più disastrosa dell’emergenza pandemica. Niente di nuovo può venire dal modello lombardo e dai suoi “campioni” per chi è precario, per gli 80 mila nuovi poveri che hanno chiesto aiuto alla Caritas, per le 20 mila famiglie lombarde indebitate e sotto sfratto e per quelle che si aggiungeranno in futuro incalzate dall’inflazione, dal caro bollette e dalla crisi occupazionale che la guerra in Ucraina porta come conseguenza. Unione popolare vuole rompere con questa politica.

Ci presentiamo alle elezioni regionali con la nostra lista, proponiamo l’alternativa necessaria alla gestione del territorio, da sottrarre allo tsunami predatorio delle Olimpiadi invernali 2026, politiche sociali antidiscriminatorie, anti razziste e anti sessiste, il contrasto a ogni forma di autonomia differenziata, la difesa del pubblico contro le privatizzazioni, la tutela dell’ambiente, l’impegno contro guerra, e il riarmo e contro l’uso del nostro territorio come base per testate nucleari.

A chiunque si riconosca con l’esigenza di cesura e totale contrapposizione al sistema di potere di centro destra e centro sinistra in Lombardia chiediamo di appoggiarci, votarci, di collaborare con noi.

Bisogna rompere il sistema che passa sotto il nome di modello lombardo.

LA CRISI DEL MODELLO LOMBARDO

  La regione che un tempo era la punta avanzata della economia italiana oggi registra un arretramento economico molto rilevante Il governo regionale ha assistito inerte allo smantellamento del sistema produttivo lombardo, che ha perso capacità produttiva soprattutto nei settori ad alto contenuto di innovazione ed è più che mai subalterno e dipendente dalle economie del Nord Europa Le conseguenze di questa crisi

  • La disoccupazione aumenta in tutti i settori, quella dei giovani da 15-34 anni è del 20%, livello tra i più alti del centro/nord Italia; i Neet nell’ottobre del 2021 erano 100.000
  •  il 25% i giovani che si iscrivono alle superiori non raggiungono il diploma
  • Aumento della precarietà: 68% dei nuovi contratti sono stati a tempo determinato (7 su 10), i part-time involontari sono raddoppiati rispetto al 2000 (731 mila di cui il 79% sono donne)
  • Aumento della povertà: 15,7% della popolazione è a rischio povertà (un milione e 500 mila),670 mila persone sono in povertà assoluta, il 20% sono minori. Nel 2022 sono aumentate di 20 mila unità le famiglie sopra indebitate a rischio di sfratto. Tra 2019 e 2021 sono aumentati del  59% i nuclei richiedenti pensione o reddito di cittadinanza
  • indice di disuguaglianza superiore a quello delle regioni del Nord Italia (5,2%)
  • la questione abitativa è uno scandalo con emergenza sfratti e case all’asta per morosità incolpevole; qui coesistono molte cause come una grave carenza di alloggi, la svendita del patrimonio pubblico e l’incapacità di recuperare edifici e alloggi degradati
  • la pianura padana è uno dei territori più inquinati di Europa per polveri sottili (PM10 e PM2.5,)
  • la più alta percentuale di morti sul lavoro, 160 vittime nel 2022, un triste record, testimonianza drammatica e disumana del lavoro nero, precario, interinale, sotto caporale.
  • la Lombardia, con 883 ettari in più nell’arco del 2021, si posiziona come la Regione italiana con il più alto consumo di suolo. Dal rapporto nazionale ‘Consumo di suolo, dinamiche territoriale e servizi ecosistemici’ dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), presentato martedì 26 luglio 2022
  •  

Unione Popolare è l’unico progetto politico che afferma che siamo in una crisi di sistema e che più si mettono pezze a questo sistema più la crisi si aggrava. Proprio dal punto più alto di questa crisi avanziamo proposte alternative.  

NO ALL’AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Unione Popolare nel suo programma nazionale ha inserito tra i principali punti il contrasto all’autonomia differenziata. Una secessione dei ricchi, un regionalismo malato che, per favorire pochi centri di potere e le imprese del Nord peggiorerà ancora di più le condizioni materiali e potenziali del Sud e anche dei ceti popolari del Nord

UNA SANITA‘ PUBBLICA GRATUITA FINALIZZATA AL BENE COMUNE E NON AL PROFITTO

Abbiamo alle spalle decenni di governo della Sanità di centro destra e di centro sinistra che hanno continuamente tolto risorse al SSN: 37 miliardi di tagli negli ultimi 10 anni, che hanno prodotto la chiusura di 113 ospedali, di 111 Pronto Soccorso, 37mila posti letto in meno. In questa lenta dissoluzione del SSN il modello lombardo inaugurato da Formigoni e rafforzato da Maroni e Fontana ha costituito un potente e incontrastato acceleratore della privatizzazione e mercificazione e insieme ai tagli alla Sanità nazionali ha prodotto in Lombardia un ulteriore e progressivo ridimensionamento dell’offerta sanitaria pubblica che si è sostanziata soprattutto nella chiusura di Pronti Soccorsi e di molte altre strutture sanitarie, nella consistente riduzione di personale sanitario (blocco delle assunzioni e pensionamento di medici ed infermieri).

I dati parlano chiaro

  • La spesa sanitaria lombarda pro capite è pari a 2.630, un poco meglio della media nazionale pari a 2.473 euro, rispetto a 3.644 della Francia, 4.550 della Germania e 3.679 dei Paesi Bassi. La Spagna è il Paese che ha una spesa pro-capite in linea con la Lombardia
  • In Lombardia su 198 strutture di ricovero ordinario e day hospital 99 sono pubbliche e 99 private.
  • Tra ambulatori e laboratori ospedalieri pubblici, quelli privati risultano essere 4,0 ogni 100.000. abitanti a fronte di quelli pubblici che sono pari a 2,5.
  • I centri di riabilitazione rilevati nel 2022 sono 77, di cui 70 privati e 7 pubblici
  • In Lombardia mancano più di 1000 medici di base e oltre 10.000 infermieri

I responsabili di questo immiserimento del SS pubblico sono Formigoni, Maroni e Fontana La Legge regionale 22 del 30/11/22 sotto l’assessorato alla sanità di Letizia Moratti, ha sancito addirittura l’equivalenza e l’integrazione dell’offerta sanitaria delle strutture pubbliche e private”

La epidemia di Covid ha interrotto la falsa narrazione dell’eccellenza lombarda: Inefficienza, incapacità e svuotamento della prevenzione e della medicina territoriale sono all’origine di una strage annunciata: 6000 vittime in Val Seriana impressionante moria di anziani nelle RSA da aggiungere alle 45 mila vittime nella sola Lombardia; un gigantesco fallimento, che ora si cerca di negare o addirittura di far dimenticare Le politiche sanitarie regionali hanno trascurato la analisi epidemiologica e la prevenzione, termini quasi scomparsi nelle voci del bilancio regionale.

Il paradigma privatistico lombardo va capovolto per una sanità pubblica universalistica e solidale, finanziata dalla tassazione generale e progressiva, finalizzata alla promozione eguaglianza sociale Vogliamo combattere la corruzione, i veri sprechi, le vere inefficienze e rilanciare la sanita territoriale e di prossimità a partire dalla centralità della prevenzione

La sanità pubblica ha come scopo quello di garantire la salute e i benessere di tutti e tutte, la sua funzione è quella di prevenire le malattie e di curarle in tempo e nel modo più adeguato, mentre chi investe sulla sanità privata vuole far fruttare il suo investimento e trarne profitti, per questo non si impegna a offrire servizi costosi e poco remunerati  ( es. Pronto Soccorso, prevenzione etc ),ma sceglie prestazioni che gli assicurino il più alto guadagno  Un governo regionale deve puntare alla prevalenza assoluta della sanità pubblica, delle Università pubbliche e degli Istituti di Ricovero e cura a Carattere Scientifico  ( ora ce ne sono in tutto 18, di cui pubblici 4 e 14 privati) e quindi dovrebbe riscrivere tutta la legge sulla sanità  (attualmente Legge regionale 22)

LE NOSTRE PROPOSTE Stop alle liste d’attesa (agenda unica regionale sotto gestione pubblica abolizione dell’intramoenia, dei ticket regionali e di ogni forma di partecipazione diretta extrafiscale alla spesa sanitaria da parte dei cittadinipiano straordinario regionale di assunzioni pubbliche a tempo indeterminato di medici, infermieri, OOSS e di tutte le figure necessarie al buon funzionamento della sanità pubblica ripristino e rafforzamento di tutta la medicina territoriale (Sert, Centri di salute mentale, UONPIA) abolizione definitiva del gestore per i malati croniciricostituzione della medicina preventiva primaria e delle sue articolazioni nelle scuole, nei territori, nei luoghi di lavoro. totale applicazione della legge 194: obbligo per ogni presidio, ospedaliero con reparti di ostetricia e ginecologia di garantire l’interruzione volontaria di gravidanza (medici non obiettori di coscienza per almeno il 70% dell’organico) rilancio della rete dei consultori pubblici con nuove competenze: somministrazione della RU 486 senza ricovero ospedaliero, presa in carico dei percorsi di transizione, costruzione sul campo della medicina di genere a partire dalla cura della vulvodinia e delle malattie femminiliModifica della legge regionale n.25 per l’introduzione di criteri di reddito ed eliminazione del contributo da parte delle persone con disabilità e/odei loro nuclei famigliariRiscrittura della legge regionale N.23 “care giver “famigliare  Attivazione di organismi di partecipazione diretta di cittadini e di associazioni per garantire gestione e controllo popolare su scelte che ricadono sulla vita delle personeCarattere esclusivamente pubblico delle Case e degli Ospedali della Comunità   

FUORI DALLA GUERRA

Coerenti con l’art 11 della nostra Costituzione bandiamo la guerra dalla storia e ci impegniamo per eliminare dal nostro territorio basi e produzioni artefici della drammatica escalation nucleare in corso. Pretendiamo che le industrie produttrici di armi concentrate nel nostro territorio rispettino pienamente la legge 185 del 1990 sulla produzione e la vendita delle armi e operiamo per una loro progressiva e totale riconversione produttiva

LE NOSTRE PROPOSTE Smantellamento della base militare di Ghedi con le sue 15 bombe nucleari B61, base di partenza delle missioni Nato di Tornado e caccia F35controllo sulle industrie produttrici di armi di pieno rispetto della L.185 del 1990incentivi e progetti per la riconversione produttiva totale del comparto di produzione di armi

LA LOTTA CONTRO LE MAFIE

Tra la colpevole ed ingiustificata indifferenza di tanti la mafia in Lombardia si è radicata ovunque; quasi 3500 sono i beni confiscati e numerose aziende coinvolte in sequestri e confische. Le organizzazioni mafiose hanno potuto approfittare perfino della crisi post pandemica per concludere affari. Per combattere questo fenomeno sociale bisogna partire dal riconoscere che oggi la presenza delle mafie in Lombardia rappresenta una vera e propria EMERGENZA SOCIALE.

LE NOSTRE PROPOSTE   Contrastare l’usura, soprattutto di stampo mafioso, aumentando i controlli, i fondi di solidarietà e i mutui agevolati, e rafforzando in generale le misure a sostegno degli imprenditori lombardi che ne sono vittime.- Rafforzamento delle misure a sostegno delle imprese vittime di racket: troppe aziende che si ribellano all’estorsione e scelgono la legalità vanno poi incontro al fallimento e sono abbandonate dallo Stato.- Stretta sugli appalti in regime derogatorio di somma urgenza, maggiore trasparenza e controlli soprattutto nel settore delle costruzioni.- Contrasto ai fenomeni corruttivi e al riciclaggio di denaro sporco. – Una assicurazione obbligatoria, da stipulare da parte delle testate giornalistiche od in alternativa il gratuito patrocinio a spese della regione per la tutela dei giornalisti (soprattutto precari) vittime di facili querele che nei fatti limitano la libertà di stampa.  

NESSUNO RESTI SENZA CASA

In Lombardia il diritto alla casa è negato. A causa di decenni di totale assenza di politiche per la casa degne di questo nome, di investimenti insufficienti persino per la manutenzione dell’esistente e della svendita all’asta di migliaia di alloggi pubblici operata negli ultimi anni il patrimonio di alloggi di edilizia sociale è degradato e del tutto insufficiente: sono solo circa 150 mila gli alloggi disponibili a fronte di un fabbisogno di oltre 400 mila. Tutto ciò mentre circa 50 mila alloggi restano vuoti e non vengono assegnati.

Esemplificativa di questo stato di cose la situazione nella città di Milano dove 17 mila sono le domande di casa popolare mentre ben 12 mila alloggi sono lasciati vuoti. 

Nella stessa città il disagio abitativo è reso ben evidente dalle convalide di sfratto del 2021, ben 20.300 cui aggiungere 3000 esecuzioni per pignoramenti immobiliari, di chi non riesce più a pagare il mutuo.

Una situazione drammatica acuita da una legge regionale neoliberista e classista che consegna al mercato il patrimonio pubblico, discrimina le famiglie straniere e colpisce i più poveri negando l’assegnazione di alloggi a chi ha un ISEE inferiore a 3000 euro, perché per tutelare la gestione privatistica e fare a meno di finanziamenti pubblici il sistema si deve autofinanziare.

In più si alimenta la guerra tra poveri criminalizzando ed escludendo dall’accesso alla casa pubblica i nuclei familiari che hanno occupato in stato di necessità; le case ci sono e devono essere garantite a tutti coloro che ne hanno bisogno!

  
LE NOSTRE PROPOSTE abolire la legge regionale che privatizza la gestione dell’edilizia popolare pubblica che non dà una risposta al fabbisogno abitativo e colpisce i ceti sociali più disagiatidestinare il 2% del bilancio regionale all’edilizia residenziale pubblica1 fermare gli sfratti indiscriminati e la criminalizzazione del disagio abitativo, abolendo il decreto Lupi  ristabilire l’assegnazione sulla base della composizione del nucleo familiare, della situazione economica e della precarietà abitativa, senza pesanti discriminazioni tra vecchi e nuovi residenti, con attenzione ai nuclei con minori, anziani e disabili a carico;regolarizzare anche i nuclei familiari che hanno occupato in stato di necessità, garantendo il passaggio da casa a casa per chi ha fatto domanda di casa popolare;aumentare i fondi di sostegno all’affitto per i redditi bassi e per morosità incolpevole varare un piano casa da 100 mila alloggi di edilizia popolare pubblica tramite assegnazione immediata e, laddove necessario, ristrutturare gli alloggi vuoti, del patrimonio pubblico inutilizzato e delle aree dismesse Si ricorda che ci sono circa 50.000 appartamenti vuoti e non assegnati Costituire un Fondo di sostegno per la morosità incolpevole delle famiglie insolventi sul mutuo

PER UN LAVORO STABILE E SICURO

L’andamento nel tempo dei principali indicatori economici restituisce l’immagine di una Lombardia che, progressivamente, arretra rispetto ai principali partner europei e soprattutto rispetto alle regioni cosiddette “motori d’Europa” cui la retorica delle destre pretende di affiancare la Lombardia.

L’arretramento, da 10 a 30 punti riguarda il Pil, Pil pro capite, investimenti e spese in ricerca, molto meno della media europea, meno della metà di paesi come la Germania, l’Austria, la Danimarca, la Svizzera.

Non va meglio per quanto riguarda il mercato del lavoro. La Lombardia non ha recuperato ancora il numero di occupati del 2019, nonostante tra questi siano aumentate a dismisura, soprattutto fra le donne, tutte le forme di precarietà, di contratti determinati e di tempi parziali.

Il tasso di disoccupazione è del 6%, 2 punti in più del lontano 2000; la disoccupazione giovanile è del 20%, livello tra i più alti del centro-nord Italia, dato aggravato da una percentuale del 15’7% di giovani che non studiano né lavorano.

Significativi della condizione giovanile in Lombardia i dati del febbraio 2022 relativi alla città di Milano: il 19% di loro lavora a chiamata, il 15’6% a tempo determinato, il 4,3% sono stagionali, ha un impiego a tempo indeterminato solo il 5,8%.

Aumenta in modo drammatico la percentuale di lavoratori poveri arrivata al 10,8%

LE NOSTRE PROPOSTE – emanazione di direttive più restrittive in materia di sicurezza sul lavoro – rafforzamento delle attività di controllo diretto della sicurezza sul lavoro nelle aziende – Rafforzamento degli strumenti di sostegno al reddito, di contrasto alla povertà e al carobollette – Rafforzamento degli strumenti normativi e finanziari per tutelare i posti di lavoro nelle crisi aziendali – disincentivare le delocalizzazioni vincolando le imprese alla restituzione di eventuali finanziamenti ottenuti – Potenziamento dei centri per l’impiego pubblici con eliminazione del sistema a Dote e di accreditamento delle agenzie private – Piano di assunzione da 20.000 posti a partire da welfare, sanità, trasporti e sicurezza sul lavoro – subordinare la concessione a privati di appalti o finanziamenti alla previsione di un salario minimo non inferiore a 10 euro da rivalutare annualmente e al rafforzamento dei controlli sulla sicurezza sul lavoro – per la concessione di finanziamenti a privati, dare punteggi aggiuntivi in caso di riduzione dell’orario lavorativo e di esclusione di forme contrattuali atipiche diverse dal contratto a tempo indeterminato – progressiva reinternalizzazione di tutti i servizi in appalto con assorbimento del personale già impiegato  
  

UNA SCUOLA PER TUTTI E TUTTE,

La scuola deve tornare ad essere uno strumento di crescita umana , emancipazione, confronto e sviluppo di senso critico, non la rincorsa a piani formativi costruiti sulle esigenze puramente produttive delle aziende, un’educazione alla normalizzazione dello stato di cose, allo sfruttamento e all’obbedienza.

Vogliamo rompere il principio di sussidiarietà pubblico e privato che, attraverso lo strumento della Dote Scuola, finanzia le rette per gli Istituti Privati. La Dote deve essere declinata in base al reddito e utilizzata unicamente per le Scuole Pubbliche. Vogliamo una scuola per tutti e tutte, attrattiva e accogliente con più investimenti nell’edilizia scolastica, con spazi vivibili, agibili, sicuri, e senza barriere, libri, materiale scolastico e trasporti gratuiti per studenti e studentesse. Dopo due anni di pandemia, riteniamo indifferibile il presidio medico e di supporto e psicologico nelle scuole. Vogliamo la promozione di percorsi  di educazione sessuale e alla parità di genere in tutte le scuole, con programmi che riconoscano ogni orientamento sessuale e identità di genere.

Siamo per una scuola partecipata e democratica: vogliamo l’istituzione di una Conferenza regionale sul diritto allo studio comprensiva anche dei centri di formazione professionale, oggi esclusi da qualsiasi forma di rappresentanza studentesca. Vanno introdotti meccanismi di partecipazione e di rappresentanza studentesca ad oggi non normati: veri spazi riconosciuti e legittimati all’interno delle scuole.

Vanno sottratti alla gestione privatistica e aziendalistica i Centri di Formazione Professionale, dove vengono indirizzati i ragazzi che per ceto sociale e/o difficoltà di apprendimento non riescono ad accedere alla scuole superiore statale pubblica Si ripristini il finanziamento diretto agli Enti ,con rendicontazione a costi reali, che garantiscano contratti di lavoro dignitosi al personal docente e amministrativo e che permettano un controllo migliore sulla programmazione didattica

Va assicurata un’equa retribuzione nei tirocini curriculari, in modo che siano svolti in contesti sicuri e siano coerenti con il profilo formativo dello studente, vanno potenziate le ore retribuite obbligatorie di tutoraggio da parte dei docenti e tutor.

Nella Formazione tecnica superiore Post diploma vagarantita l’effettiva partecipazione degli enti universitari, scolastici e formativi nella definizione dei progetti didattici.

LE NOSTRE PROPOSTE Libri, materiale scolastico e trasporti gratuitiRipristino della medicina scolastica e potenziamento dei presidi psicologiciAbolizione della dote scuola e del principio di sussidiarietà pubblico/ privato Istituire forme di rappresentanza democratica anche nella formazione professionaleConferenza regionale per il diritto allo studio Controllo pubblico dei Centri di Formazione Professionale Effettiva partecipazione degli enti universitari e scolastici pubblici nella definizione dei progetti didattici della formazione tecnica post diploma  

PER UNA NUOVA ECONOMIA AGRICOLA ECOLOGICA

Le politiche agricole del centrodestra in Lombardia sostengono un’agricoltura basata in larghissima prevalenza sul modello agroindustriale, fatto di monocolture e allevamenti intensivi con uso massiccio di concimi chimici. pesticidi, sementi ibride e con alti consumi di energia. Le conseguenze sono: perdita di fertilità dei suoli; inquinamento della falda acquifera; alta emissione di gas serra responsabili dei mutamenti climatici; forte riduzione della biodiversità; cibo di scarsa qualità; bassi livelli occupazionali

LE NOSTRE PROPOSTE   una legislazione regionale a sostegno di una nuova economia agricola ecologica che restituisca ai cittadini il controllo del cibo e il diritto a una alimentazione sana in un rinnovato rapporto con l’ambiente e col rilancio dell’agricoltura contadinaincentivi e facilitazioni per creare nuova occupazione e agricoltura di qualità nel recupero di terre incolte o abbandonate;sostegno alla piccola agricoltura di montagna con incentivi ai prodotti e alle produzioni tipiche tradizionalisostegno alle filiere corte, alla vendita diretta in rapporto con l’agricoltura di prossimità e biologica a partire dagli acquisti delle mense scolastiche e ospedalierestimoli al consumo di prodotti di qualità in rapporto con l’agricoltura biologica, totale dismissione della pratica di utilizzo dei fanghi in agricoltura.  

LA DIFESA DELL’AMBIENTE 

Lo sfruttamento dell’ambiente, dall’estrazione di risorse al consumo selvaggio di suolo, passando per le coltivazioni intensive e la gestione idrogeologica del territorio, ha rappresentato ormai da decenni un terreno di razzia tra i più remunerativi per la corsa al profitto e per gli interessi privati, raccogliendo su questo una complicità politica trasversale che accomuna amministrazione regionale e governo delle principali aree metropolitane. I risultati sono devastanti  in questo la Lombardia è paradigmatica :un territorio “insicuro” (le frane e gli smottamenti ad ogni nuova pioggia né sono dimostrazione), iper cementificato, con qualità dell’aria tra le peggiori in Europa e con storici problemi di avvelenamento del terreno rimasti volutamente irrisolti, uno su tutti l’ICMESA Questo atteggiamento predatorio si scontra, però, con una contraddizione inaggirabile: la finitezza del nostro pianeta e delle sue risorse, nodo oramai arrivato al proverbiale pettine e non risolvibile  con le cosiddette politiche green che producono tanta retorica,  chiedono comportamenti virtuosi ai cittadini e non affrontano la radice strutturale dei problemi Nel programma abbiamo individuato 3 obiettivi

1)NO ALLE GRANDI OPERE INUTILI E DANNOSE

No alle Olimpiadi 2026: La loro genesi, gli interessi coinvolti e la mole di denaro pubblico investito e che si investirà ne fanno l’emblema della grande opera inutile. La storia recente (Olimpiadi di Torino 2006, Expo 2015) ci dimostra come tali eventi al dispetto della retorica con la quale vengono propagandati, lascino ben poco ai territori interessati. Rappresentano anzi delle occasioni per accelerare nuovi processi di cementificazione e messa a valore per i privati (deroghe ai piani regolatori, conferenze dei servizi etc.) o inaugurare nuovi dispositivi e modelli di sfruttamento in ambito lavorativo (si pensi al lavoro gratuito per EXPO, i volontari dei grandi eventi, i lavoratori delle cooperative utilizzati nella costruzione di impianti). Questi eventi inoltre lasciano dietro di sé dissesti del bilancio pubblico che saranno pagati dai cittadini e la cui copertura economica può essere riassunta con: “investimenti pubblici, guadagni privati”.

No a nuove arterie stradali prima di tutte la ormai tristemente nota Pedemontana.  Un’opera che rischia di scoperchiare il vaso di Pandora della diossina di Seveso e che risponde non alle esigenze della cittadinanza ma alla conservazione di un ceto politico, che può perpetuarsi solo se in grado di soddisfare gli appetiti di profitto di un sistema economico di cui è espressione. Più in generale, quella in atto, è la costruzione di una rete di strade (esempi ne sono la tangenziale di Malpensa, la BREBEMI) che risponde alle esigenze e gli interessi dei colossi della grande distribuzione ed è figlia di una più ampia ristrutturazione produttiva della regione che la vede relegata al ruolo di hub logistico con un territorio fatto di svincoli e lavoro a basso valore aggiunto (quindi più ricattabile). Anche qui, la nostra grande opera è la messa in sicurezza del territorio, delle strade provinciali, dei tanti terreni dissestati.

Un altro nostro obiettivo importante è una nuova legge regionale sul consumo di suolo, più stringente in tema di dissesto idrogeologico e messa in sicurezza dei territori che obblighi la regione e le amministrazioni locali a farsi carico tramite aziende realmente pubbliche (in questo caso regionali) ad hoc di tutta la problematica.

LE NOSTRE PROPOSTE   fermare le Olimpiadi invernali 2026 e il modello “grandi eventi Stop alla costruzione di nuove reti autostradali La nostra grande opera è la messa in sicurezza del territorioUna nuova legge regionale sul Consumo di suolo più restrittiva  

2)TRASPORTI PER IL FUTURO, PUBBLICI, ECOLOGICI ACCESSIBILI

In una delle regioni con la peggiore qualità dell’aria d’Europa, la questione dei trasporti assume una valenza strategica fondamentale. Occorre Un sistema integrato dei trasporti che non favorisca unicamente lo spostamento periferia-centro, che ogni giorno muove più di 700.000 pendolari che vanno a produrre ricchezza nei centri metropolitani dai quali sono però estromessi a causa dei costi esorbitanti; che punti a ridurre l’utilizzo dei mezzi privati.

 E’ necessario invertire il paradigma. Ciò è possibile solo se si abbandonano i processi di privatizzazione (come è stato per ATM e TRENORD tramite la trasformazione in Spa e la partecipazione dei privati) che, a diverse velocità e modalità, hanno caratterizzato i servizi della mobilità di questa regione negli ultimi decenni ed hanno mostrato tutta la loro inefficacia

LE NOSTRE PROPOSTE   Reinternalizzazione di tutti i servizi e nuova gestione pubblicaPotenziamento delle corse e ampliamento della reteincentivare con linee efficienti e mezzi non inquinanti l’utilizzo dei mezzi pubblici varare un grande piano regionale per potenziare le linee su ferro a basso impatto sul territorio e riqualificare quelle esistentiabbattimento di tutte le barriere architettoniche sia nei mezzi, che per accedervi .  

3)ZERO RIFIUTI: UN GRANDE COLPO ALLE ECOMAFIE

La gestione e smaltimento dei rifiuti è un settore fortemente inquinato dal fenomeno delle ecomafie che vedono in queste attività occasioni vantaggiose di guadagno e possibilità di riciclaggio di capitali in una commistione con settori complici. Come sempre a pagarne le spese sono i cittadini, si tratti di aumenti nelle tasse sui rifiuti o, caso più grave e drammatico, dell’avvelenamento dei terreni, delle falde acquifere o dell’aria causati dalla proliferazione di impianti di incenerimento e delle discariche. Il vedere i rifiuti come una materia prima a basso costo se non gratuita pronta ad essere impiegata per facili profitti determina la creazione di un circolo vizioso che si può riassumere con “più rifiuti, più guadagni”. E’ necessario attuare politiche che portino alla riduzione della produzione di rifiuti partendo da norme più stringenti per i rifiuti industriali, tra i più nocivi per l’ambiente e la salute. Lo smaltimento, la gestione e la progettazione delle discariche, esistenti e di quelle nuove, deve essere re-internalizzata in modo da garantire la centralità della salute in luogo del profitto privato.

LE NOSTRE PROPOSTE   No a nuovi inceneritori e discariche che incentivano a produrre più rifiuti per ottenere più guadagni, a scapito dell’ambiente e della salute e della cittadinanzaridurre la produzione di rifiuti partendo da norme più stringenti per i rifiuti industriali, tra i più nocivi per l’ambiente e la salute  

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